La storia di questo luogo
Hurghada, prima di arrivare.
La maggior parte dei visitatori viene a Hurghada per il mare: le barriere coralline del nord del Mar Rosso e l’isola di Giftun al largo. L’Ente del Turismo egiziano descrive una costa di località balneari, spiagge e barriere coralline. Tra i suoi suggerimenti cita le isole Giftun, i delfini che vi si trovano e la barriera di Dolphin House, oltre al porto turistico, ai mercati e alle dune del deserto sulla terraferma. Le montagne alle spalle della città raccontano una storia più antica, che a nostro giudizio è tra le meno conosciute d’Egitto.
A circa 70 km a nord-ovest di Hurghada si trova Mons Porphyrites, Gebel Dokhan, centro dell’attività estrattiva romana nel Deserto Orientale. Un’iscrizione registra che la pietra fu scoperta il 23 luglio del 18 d.C. da Gaius Cominius Leugas, un geologo di campagna romano in tutto tranne che nel titolo. Era una roccia color porpora. Nel Mediterraneo il porpora era da tempo un segno di nobiltà; David Peacock ritiene che la scoperta possa aver interessato personalmente l’imperatore. L’estrazione iniziò sotto Tiberio e sembra essere proseguita fino alla fine del IV secolo, forse all’inizio del V. Servivano rifornimenti di cibo, pozzi, forti per i soldati e villaggi per i lavoratori. Peacock riferisce che l’attività è stata definita, con qualche ragione, la più notevole manifestazione dell’attività romana in tutto l’impero. Circa 50 km più a sud, Mons Claudianus forniva una granodiorite grigia, usata soprattutto per le colonne e trasportata su carri per 120 km attraverso il deserto fino al Nilo.
Più vicino alla città, circa 20 km a nord di Hurghada, si trovano i resti del forte romano tardoantico di Abu Sha’ar. Le sue mura erano costruite con gesso e anidrite estratti dagli affioramenti lungo la costa.













